domenica 3 luglio 2011

Future Pass - From Asia to the World

Eye Fairy, di Chen Fei & Luo Hui

Nella trecentesca Abbazia di San Gregorio, aperta dopo un pregevole restauro, viene ospitata in occasione della Biennale, dalla Fondazione Buziol, la mostra Future Pass-From Asia to the World, nella quale si ha l’occasione di vedere una summa dell’arte attuale asiatica per provenienza ed ispirazione. È un’esposizione allegra dove della selezione colpisce il fatto che vi sia un uso spregiudicato ma controllato del colore e della scelta dei soggetti, talvolta al limite del caricaturale, e che se da una parte persiste il segno delle antiche stampe, senza alcun carattere stereotipato, vedasi ‘Return Home’ di Ye Yongqing, dall’altra delle opere che sembrano essere mutuate dal linguaggio manga, trasformato in nuova estetica.

E se da una parte vi è la rappresentanza diretta di artisti asiatici, fusi completamente nella loro cultura pop-gloss, dall’altra vi sono casi inversi come quello di Simone Legno aka Tokidoki il quale ha fatto suo l’immaginario giapponese fino a creare un marchio e grafiche ispirate all’arte nipponica, dall’estetica manga e fumettosa, colorata divertente e ironica, nella quale traspare a volte la patina dello sfumato europeo. È interessante come vi sia un legame con il design in questi artisti, perché oltre a Tokidoki vi è anche la presenza di Takashi Murakami già creatore di un patterns per Luis Vuitton, al limite fra pittura grafica e design.

Nel complesso le opere popolano lo spazio come nuovi personaggi mitologici, allora si può essere sorvegliati da un guerrigliero piccolo ma non per questo meno minaccioso, che fa sentinella davanti ad una finestra,



volti giganti dall’espressione imperscrutabile e dalle tinte jelly che cercano di ammaliare,



umanoidi giocattoli vestiti dell’arte del secolo scorso, giochi per gli occhi, e un enorme, solitario occhio nel quale specchiarsi.







sabato 2 luglio 2011

Per caso e no

Alla fine ci sono tornata per caso e per volontà. Per caso perché non avevo in mente di recarmi in zona a breve, e invece è capitato, per volontà perché l’ho visto dalla provinciale e mi è sembrato un atto dovuto verso il luogo stesso e verso i miei ricordi personali. Mi aspettavo di trovare dei segni del tempo che avessero scalfito la materia, invece le superfici e le forme scarpiane hanno mantenuto intatto il loro fascino. Sarà il destino delle architetture sospese in un tempo a parte o più concretamente alla cura dei custodi e del comune, ma la Tomba Brion di Carlo Scarpa, a San Vito di Altivole, convive con la natura e il tempo in armonia assoluta. Il percorso fatto di inviti, trabocchetti, sorprese, ed episodi celati ad un primo sguardo, porta il visitatore a sviluppare un racconto durante il cammino, e fare un’esperienza diversa ogni volta degli stessi spazi. D’altra parte l’architettura deve essere il racconto di un evento, e deve per durare nel tempo instaurare un dialogo fertile con l’uomo per produrre altre storie.




C’è un dettaglio che ho scoperto e non ricordo di aver mai letto qualcosa a riguardo. Nella chiesa, davanti all’altare c’è una lastra di pietra fissata da due borchie, di cui una di dimensione più grande rispetto all’altra. Siccome nulla è a caso, mi sono ricordata dei giochi prospettici barocchi, quindi mi sono fermata sopra alla borchia e ho semplicemente alzato la testa, per vedere che era al centro dell’intersecazione dei due quadrati scalettati della copertura.



Mi colpisce sempre come un caso architettonico così defilato sia visitato da persone di luoghi e culture lontanissime. Anni fa ci incontrai dei monaci buddisti, l’ultima volta sul registro delle viste degli ideogrammi cinesi, a conferma di come il senso del sacro possa superare le barriere culturali e diventare sentimento universale.

sabato 4 giugno 2011

A volte capita

Di rado ma accade. Attraversare uno spazio architettonico recuperato in modo fedele senza guizzi di fantasia, ma col solo fine di riportare il manufatto alla sua forma originale. Il Negozio Olivetti in Piazza San Marco è stato liberato dalla funzione di negozio di stampe d'arte, per esporre se stesso quale esempio di governo di uno spazio e dell'uso dei materiali. Si rivedono finalmente le geometrie scarpiane, e si accolgono quegli inviti formali che nelle sue architetture portano il visitatore a percorrerle secondo un preciso ordine, come se si dipanasse una storia.


l'occhio sulla città
                                         



domenica 27 marzo 2011

Acciaio


Breve viaggio, andata e ritorno, all'interno di un corpo dall'aspetto metallico.

giovedì 17 marzo 2011

Palazzo Grimani

Finalmente oggi sono tornata a casa, Venezia, graziata da un clima mite e qualche spiraglio di sole.
Dopo diversi anni sono entrata in Palazzo Grimani, che dopo anni di restauro è stato restituito agli occhi dei visitatori. La prima volta che vi entrai era ancora un cantiere, e fu in quell'occasione aula universitaria, perchè il progetto era seguito dal mio professore di restauro, che in quel contesto ci mostrò un gioiello di architettura, pittura e scultura. I nomi che vi hanno lavorato non sono altisonanti, ma hanno trasferito in quest'opera di architettura complessa, la lezione pittorica e decorativa di Raffaello delle Stanze Vaticane. In Palazzo Grimani le stanze si succedono, laddove sono rimaste più o meno integre, decorazioni che caratterizzano lo spazio, e nel caso della Cappella e della Tribuna, anche la funzione. Un capriccio architettonico che sintetizza il linguaggio romano con lo spazio e i termini costruttivi veneziani, con il gusto barocco della teatralità.
In una stanza defilata ho rivisto il 'pastellon' rosso con inserti di madreperla, purtoppo un po' sbiadito rispetto al mio ricordo, ma che resta per me, come tutto il palazzo, esempio di corretto intervento di recupero e riferimento architettonico.

domenica 27 febbraio 2011

S.M.S. Sintetico messaggio spontaneo 1

Questo è uno di quei pomeriggi in cui tutto sembra possibile. Il bello e il brutto. Quando le recenti soddisfazioni non sono ancora svelate per il timore che svaniscano.

sabato 15 gennaio 2011

L'Arca n.264. Dicembre 2010


Numero monografico dedicato ai giovani architetti under 35, nel quale presento lo studio di architettura Ahylo, di Ezio Blasetti, Ioulietta Zindrou, Pavlos Xanthopoulos .

Guest Editor: Luigi Prestinenza Puglisi & presS/Tfactory
(www.presstletter.com)

Articoli di: Luigi Prestinenza Puglisi,Marco Maria Sambo,Luca Guido,Anna Baldini,Diego Barbarelli,Bernardina Borra,Giampiero Sanguigni,Ilenia Pizzico,Federica Russo,Arabella Guidotto,Rossella Ferorelli,Claudio Bosio,Stefano Corbo,Valentina Buzzone,Luca Marinelli,Claudia Alessandro,Zaira Magliozzi,Giulia Mura
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