lunedì 3 giugno 2013

Azerbaijan Pavilion

Il titolo 'Ornamentation' rimanda ad una cultura che comunica la propria identità attraverso la decorazione, Nel padiglione tale propensione alle arti decorative viene rivisitata da alcuni artisti che riflettono sulla loro tradizione e sulle sue forme consolidate nel tempo. All'ingresso si entra direttamente in un ambiente interamente rivestito di tessuto che riprende i disegni dei tappeti tradizionali secondo un ottica vicina al design contemporaneo. 

Riconosco la poesia dell'ornamento che nasce dal caos. Ma è caos? No, solo apparente. 
'It is not chaos' è la prima delle installazioni di Rashad Alakbarov il quale attraverso la disposizione di oggetti davanti ad una fonte di luce crea  immagini di bellezza in grado di entrare in empatia con l'osservatore. Attraverso la luce che attraversa un groviglio di aste appaiono immagini tipiche fra le quali quel tipo di decorazione tradizionale chiamata 'shebeke'. C'è sicuramente qualcosa che mi è familiare in queste immagini non solo per le mie ricerche geometriche, ma anche perché mi ricordano, ad esempio, i grafismi metallici di Dmitri Gutov e prima ancora alle sperimentazioni di J.F. Niceron.  

Cambiare per un po' il proprio punto di vista, vedere attraverso lo sguardo di un'altra cultura e la sua storia. Se questo è uno dei più alti obiettivi che ha una mostra, nel padiglione dell'Azerbaijan è perfettamente centrato.

domenica 5 maggio 2013

Jean François Niceron. Prospettiva, catottrica & magia artificiale

Jean François Niceron (1613-1646), Padre minimo francese, è una figura 'curiosa'. L'aggettivo non è a caso perché fu soprattutto un matematico e un prospettico che elaborò e conferì corpus teorico all'ottica ed in particolare alle sue illusioni.


La sua produzione scientifica è raccolta in due libri La perspective curieuse (1638) e il Thaumaturgus Opticus (1648) pubblicato postumo, nei quali sono raccolti i suoi studi relativi all'ottica intesa come luogo misterioso nel quale è depositato un codice segreto della presenza divina. Questa ricerca si esplica attraverso esperienze pittoriche come le prospettive accellerate la cui visione corretta si ha da un solo punto di vista, che hanno al contempo una dimensione ludica e filosofica. Tale 'disposizione d'animo' è riscontrabile in tutta la sua produzione scientifica pur senza inficiare il valore dei suoi studi.
L'occasione per scoprire Niceron è una piccola quanto completa mostra che si sta svolgendo allo IUAV nella sede di Santa Marta dal titolo 'Jean François Niceron. Prospettiva, catottrica & magia artificiale' a cura di Agostino De Rosa e Imago rerum, dove viene illustrato con rigore e dovizia di particolari il contenuto dei libri di Niceron anche attraverso le ricostruzioni delle sue macchine prospettiche. Fra queste sono di particolare suggestione le anamorfosi sia cilindriche che spaziali, le prospettive coniche, la diottrica e il suo cannocchiale che ricompone un'immagine scomposta, vero e proprio anagramma d'immagini.






L'esperienza di Niceron e con lui di Maignan, seppur espressa in un tempo brevissimo, ha influenzato l'arte e l'architettura della Roma del '600, fino a scorgerne riferimenti nell'arte dadaista e concettuale. Sarà un caso infatti che proprio Duchamp individuò un gioco di parole nel nome del nostro: Nice R On tradotto come 'una simpatica arte in azione'.

Composizioni.1



Scarti ritrovati sono diventati racconti di forme.

sabato 4 maggio 2013

La matita EE. Un caso (quasi) chiuso

matita EE vs 8B
A volte il tempo passa e nemmeno me ne accorgo. 
Abito un mondo immaginario che sconfina nell'immaginifico, popolato da forme, composizioni, logaritmi, dove il tempo è relativo e steso alla rinfusa su un unico piano. Se avessi avuto bisogno di una conferma sarebbe arrivata, moltiplicata, qualche giorno fa in alcuni dei luoghi frequentati durante l'università.
La prima è stata quando uscendo dalla facoltà ho incrociato un dipendente che a distanza di anni mi ha salutata come se davvero il tempo non fosse passato, tale è stata la naturalezza e la mia conseguente sorpresa che qualcuno si ricordi di me.
Altra conferma, meno piacevole nella storica cartoleria. Da tempo ero alla ricerca di due tipi di matite, EE ed EB, e avendo ripreso con una certa costanza il disegno a mano libera mi servono degli strumenti con cui sperimentare e allenare la sensibilità della mano. Utilizzare graffiti di durezza/morbidezza diversa è fondamentale. Dopo vane ricerche durante le quali sembrava chiedessi qualcosa che non era mai esistito, ho finalmente avuto la risposta. "Hanno smesso di produrle. In alternativa ci sono le 8 e 9B."
Messe a confronto non mi sembrano la stessa cosa, la EE cui sono affezionata ha un tratto nero intenso senza essere polverosa, come un carboncino secco, quasi una penna, mentre la 8B (la 9 non c'era) è più fioca. Delusa ma non sconfitta ritento con un altra richiesta da un tempo passato: 
"Cartoncino Canson spessore 1.5mm, 50x70cm?"
"Non lo fanno più, ora fanno il 100x70."
Farlo quando mi serviva no? La sequenza di richieste ha prodotto una contenuta ilarità. Il tempo minacciava pioggia e l'afa veneziana più che un avvertimento di lì a poco sarebbe stata certezza. Mi adatto all'evoluzione e me ne vado con una 8B, che non è la stessa cosa, un carboncino e un cartoncino 100x70 che mi ha trasformato nel tipico esemplare di studente di architettura, impacciato che gira per la città con improbabili volumi di plastici, che un tempo di sicuro sono stata e in fondo continuo ad essere.

sabato 30 marzo 2013

Una lezione di Paul Klee

Riemergo dallo studio in cui sono trincerata per pubblicare una pagina tratta da una lezione di Paul Klee che oggi mi ha illuminato, nonostante la pioggia incessante.
La traduzione sarà forse imprecisa ma il senso e l'esortazione sono chiarissime. 

"Il padre della freccia è il pensiero: come faccio a espandere la mia portata? Oltre questo fiume? Questo lago? Quella montagna?
Il contrasto tra la capacità ideologica dell'uomo di muoversi in modo casuale attraverso spazi materiali e metafisici e le sue limitazioni fisiche, è all'origine di ogni tragedia umana. E' questo contrasto tra potere e prostrazione che implica la dualità dell'esistenza umana. Metà alato metà imprigionato, questo è l'uomo!
Il pensiero sta a metà tra la terra e il mondo. Tanto più ampia è la grandezza della sua portata, tanto più la tragica limitazione dell'uomo è dolorosa. Essere spinto verso il movimento e non essere il motore!
In che modo la freccia può vincere l'attrito che la ostacola? Mai abbastanza per arrivare dove il movimento è interminabile. Rivelazione: che tutto ciò che ha un inizio può essere infinito. Consolazione: un po' più lontano del solito. E' possibile?
Siate frecce alate, puntando ad assicurare il rispetto e l'obiettivo, anche se ci si stancherà presto senza aver raggiunto il segno."
Paul Klee

martedì 5 marzo 2013

Apparato di cattura

Il concetto di lavoro attiene anche alla sfera dell'architettura come struttura sociale e politica.
In questo periodo di studio e di 'fitta sassaiola', sto rileggendo 'Apparato di cattura' di Gilles Deleuze e Felix Guattari, dove occupandosi della distinzione fra spazio liscio e spazio striato ne analizzano anche la declinazione relativa al concetto di lavoro.
Durante il XVIII secolo, il lavoro era una quantità astratta, per la quale la forza lavoro poteva essere moltiplicata e divisa secondo le esigenze, seguendo un concetto fisico-scientifico per cui la forza-spostamento e peso-altezza erano alla base del lavoro stesso. Si è imposto nel tempo un modello lavoro che è parte dell'apparato dello Stato, prendendo come modello l'uomo impiegato nel pubblico, individuando nel 'tempo libero' quello spazio nel quale esprimere la libera azione e quelle capacità ed aspirazioni spesso mortificate.
Si tratta di un sistema striato, quello statale, con regole precise che trova una esemplificazione nell'organizzazione degli eserciti.
Dove manca un modello di stato manca un modello di lavoro. Le società definite anarchiche seguono una legge, definita da G.D. e F.G. essere del 'nomos', per cui variano l'attività secondo le necessità. Uno spazio liscio.
Mentre il capitalismo ha operato su un sistema complesso che coinvolge i trasporti, le comunicazioni fino ad interferire con il tempo libero e l'alienazione, le multinazionali si muovono su uno spazio liscio senza confini e deterritorializzato.
Si è consolidata così l'idea del lavoro svincolata dalla norme dello stato che tutelano chi lavora, con un preoccupante ritorno al passato. Uno vale l'altro in virtù di una eccessiva produzione di beni che parte del mondo non riesce a consumare, mentre un'altra parte non ne ha accesso. Una delle conseguenze è l'impoverimento dei lavoratori e una 'chiamata' al sacrificio in nome della conservazione del lavoro e una più subdola tutela dello status di chi il lavoro lo offre. Tutto questo ha legittimato l'uso di metodi lontani da ogni logica di cui il precariato è una delle più note espressioni.
Ora si assiste allo scontro fra apparati striati e lisci, e al declino di una economia che ha annullato il valore dell'uomo. E' un utopia che ogni persona possa esprimere attraverso il lavoro la parte migliore di sè, assecondandone il talento, ma dal momento che conservo, a fatica, una buona dose di utopia penso che questo è il momento giusto per trovare nel 'tempo libero' l'originale espressione del sè affinchè questa non sia relegata ad un momento personale e sia affermazione del proprio valore di esseri umani.