giovedì 10 aprile 2014


Presentazione del Progetto 'Sfumate Geometrie', 
secondo classificato al Concorso Internazionale di Design 
Res-Tile promosso da Mirage S.p.A.

LOCATION:
MIRAGE PROJECT POINT
Via Marsala, 7
Milano

domenica 30 marzo 2014


I'm proud to announce that my project 
'Sfumate Geometrie' (soft geometry) 
has been awarded the Second Prize
at the contest Res-tile by 
Mirage Ceramica Design Sustainability. 

venerdì 28 marzo 2014


I'm proud to announce that my project 'Autopoiesis meets Handmade' it has been selected by European Glass Experience.

The First Exhibition – The Finnish Glass Museum 28.3 – 8.6.2014


domenica 16 marzo 2014

Lebbeus Woods e il valore dell'architettura disegnata

La maggiore frustrazione (...) non è tanto di non poter volare, ma di sentirsi bloccati nelle proprie aspirazioni, di intravedere da giovani strade negate. (...) un creativo deve impedirsi di realizzare il suo sogno per via delle circostanze o vivere la sua passione, senza preoccuparsi delle conseguenze, magari devastatrici?
Hayao Miyazaki

Non scrivo qui da mesi. Nel frattempo durante il viaggio di cui sotto, ho visto i soliti piccoli uomini, sentito le solite offese, le quotidiane bestemmie, l'ignoranza dilagante assunta ai vertici. Ho poi visto l'attimo in cui una persona salita troppo velocemente cambia perché l'altezza a volte dà le vertigini. E ho sentito volgarità irripetibili in discorsi pronunciati da chi ha un ruolo in cui lo stile è sostanza. Tenacemente in mezzo alla pochezza quotidiana, mi ostino a voler volare alto; si può opporre resistenza al baratro anche pranzando in macchina vista tangenziale.
Il sentimento descritto da Miyazaki lo conosco, così come tutti i limiti contingenti; ne conosco anche le malattie che la frustrazione e la mancanza di tutele comporta. Un giorno dello scorso anno, ad esempio, mi sono sentita dire, senza motivo alcuno se non un odio atavico, che 'gli architetti sono tutti defi*§@#+$'. Nonostante a pronunciarla sia un essere che non contemplo nella mia idea di essere umano, perché refrattario ad ogni forma di umiltà e sapere, per reazione queste dimostrazioni di pochezza aumentano la mia necessità di studiare. Ma per imparare servono maestri, e nella penuria che mi circonda li cerco nel mondo.
Un giorno in una delle mie fughe/ritiro spirituale alla biblioteca dell'Università ho scoperto l'esistenza di Lebbeus Woods. Architetto americano la cui unica opera realizzata poco prima della morte, a coronamento di una carriera di studio ed elaborazioni teoriche (perché anche un'architettura disegnata a sostegno di un pensiero teorico è di per sè architettura), nonché di occasioni sfumate inspiegabilmente (vedasi il progetto per l'allestimento alla Biennale di Venezia 2012, annullato il giorno prima della presentazione dei disegni definitivi), è stata il Light Pavilion progettato con Christoph Kumpusch, incastonata su una delle torri di Steven Holl nello Sliced Porosity Block di Chengdu. E' il momento culminante di due carriere dal destino opposto ma che si sono sempre frequentate finchè Holl ha dato a Woods la possibilità di vedere realizzato un suo progetto. Da una parte il famoso architetto con innumerevoli riconoscimenti e committenti, dall'altra il collega defilato a costruire un mondo espressivo e formale personale sostenuto dalla stima di affezionati studenti. Le sue riflessioni sull'architettura, i bellissimi disegni visionari e piranesiani, sono ancora accessibili nel suo blog, la cui lettura è la lezione di un maestro. Il suo è un approccio libero ma analitico, dove il puro progettare è insieme un atto critico, così come al contrario la critica di architettura afferma un pensiero progettato.
L'architettura è un pensiero complesso, e non si articola esclusivamente in quella che io chiamo 'architettura hard core', l'edilizia del copia incolla su cui hanno vissuto molti studi, ma è un sapere nel quale confluiscono diverse discipline, non solo artistiche, ma anche politiche e sociali, nel quale la produzione di idee e delle tanto bistrattate teorie architettoniche servono a spiegare il presente ed indicare i possibili scenari futuri.

Pensato per le persone piccole dall'ego enorme che non usano fare il bene e il bello, ma del cui passaggio non resterà che un suono stonato nella galassia, e a tutti i sognatori che sono stati emarginati ma che ancora ci parlano di bellezza.

domenica 8 dicembre 2013

sabato 9 novembre 2013

Padiglione Brasile


La citazione del lavoro di Bruno Munari con l'esposizione di Concavo/Convesso.
Attimi di poesia.

sabato 2 novembre 2013

Biennale d'Arte 55

Mi è stato chiesto cosa possa spingere centinaia di persone a resistere alla prova di dissuasione di una fila lunghissima per entrare alla Biennale e ad accorrere in massa a vederla. E siccome è buona regola parlare di ciò che si conosce ho pensato a cosa muove la sottoscritta.
Ci si sposta malgrado alcune difficoltà, magari fisiche, per esempio quei malanni che accusano e devono trascurare i precari, nonostante i quali si deve andare a lavorare, affrontando stoicamente la nuova schiavitù aziendale. Non ferma nemmeno il tempo incerto e umido che di sicuro non agevola nemmeno la riabilitazione; né tanto meno il viaggio in autobus senza sospensioni, così come l'aumento sconsiderato del prezzo dei biglietti della mostra.
I motivi possono essere i più disparati: qualcuno lo farà per moda, altri come lodevole alternativa ai centri commerciali, molti nel caso specifico della Biennale perché è un evento, altri per necessità professionale o curiosità culturale.
Ma nel profondo dell'animo umano credo ci sia il desiderio di diventare migliori attraverso la visione e l'esperienza della bellezza intesa in senso lato. E quando questo non accade e si avverte, uscendo, quella sensazione di non aver imparato qualcosa, la delusione prevale anche sulla stanchezza fisica.

Il record di visitatori alla 55a Biennale d'Arte ne decreta il successo. Dal punto di vista numerico e quindi economico è un fatto indiscutibile.
E' un'esposizione che ha l'intento di mostrarci attraverso le esperienze artistiche contemporanee, lo stato delle cose, farci capire dove l'uomo sta andando attraverso lo sguardo degli artisti. Un obiettivo alto. 
Questo è un altro successo di questa edizione della Biennale rispetto alle ultime edizioni; perché mai come quest'anno si è vista la totale decadenza dell'arte. Non è d'altra parte, la nostra, un epoca di decadenza culturale, morale e politica?

Sono ormai intollerante alle pretestuose provocazioni di performance che vorrebbero disturbare ma che vedo ora provocare moti d'ilarità soprattutto fra i giovani, abituati a ben altro. Corpi stesi in 'simil pisolini post prandiali', suoni gutturali emessi dal performer n°1 mentre il n°2 si muove trasportato dalle vibrazioni sonore, e attenti che non si possono fotografare altrimenti si sciupano, o un cavallerizzo che per otto ore al giorno deve stare a cavalcioni su una trave come simbolo dell'uomo consumista. Non stupiscono più e non disturbano nemmeno. Al limite per loro si può avvertire un sentimento di compassione. 

Ora che il mio viaggio tra Arsenale e Giardini è concluso posso esprimere un giudizio complessivo, e inizio questi racconti dalla fine perché speravo di ricredermi ed essere, alla fine, stupita. Dedicherò attenzione solo a ciò che considero degno di nota, per gli altri, compreso il padiglione Italia, è più rispettoso un eloquente silenzio.